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Інтерв’ю Генерального консула України в Неаполі Л.П.Домарецького італійському електронному виданню «Il Levante»
Опубліковано 22 березня 2014 року о 14:52

Riflessioni sul destino dell'Ucraina. Intervista al Console Generale Leonid Domaretskyi

La giornata sembra calma al Consolato d’Ucraina a Napoli: pochi utenti, un ambiente sereno sembra farla da padrone, mentre da fuori le notizie che arrivano sono quelle del referendum plebiscitario in Crimea, delle sanzioni da parte di Stati Uniti ed Unione europea, della mobilitazione dei riservisti ucraini.

Il Console Generale, S.E. Leonid Domaretskyi, ascolta con attenzione le domande e con altrettanta attenzione risponde, pesandone il significato e rafforzandolo anche in italiano, quasi per dare un significato univoco e non fraintendibile.

Parla dei suoi connazionali in Campania,  e di quelli in Ucraina, di quello che è accaduto, ma si sofferma poco sul futuro, incerto, del suo paese. Le notizie continuano a susseguirsi, e non arriva nessun passo indietro, in questo paese diviso in due. I filo-russi festeggiano e gli ucraini mobilitano le proprie forze armate.


Sig.Console Generale, come ha reagito la popolazione ucraina in Campania alla crisi degli ultimi mesi?
Tra gli ucraini attualmente presenti in Campania non vi  è stata un’accelerazione o un aumento dei ritorni in patria, i flussi migratori sono rimasti in linea con quelli abituali. Il 9 marzo a Napoli gli ucraini della diaspora hanno organizzato una manifestazione, a cui ho partecipato anche io, in cui abbiamo ringraziato l’Italia per il sostegno dato al nostro paese, e per chiedere un ulteriore sforzo per aiutarci a risolvere diplomaticamente quanto sta avvenendo. Anche il nostro Ministro degli Esteri ha lodato l’impegno degli ucraini nel mondo, per il sostegno che stanno dando alla loro nazione.

Qual è la situazione economica attuale in Ucraina? Quanto ha pesato la crisi da novembre?

La situazione ucraina è veramente difficile: a livello economico è mancata la trasparenza ed al momento circa quaranta tra esponenti del precedente governo e personalità varie sono indagati per la sottrazione di fondi pubblici, il governo attuale si è rivolto a Stati ed Istituzioni internazionali per rintracciare questi fondi finiti  all’estero ed in conti offshore. Economicamente siamo spiazzati e speriamo in un sostegno dell’Unione europea e degli Stati Uniti.

L’ex presidente Yanucovich è stato il fautore dell’allontanamento dall’Ue, che ha avviato le rivolte nel paese portandolo alla situazione attuale.

Le proteste contro Yanucovich sono iniziate per la mancata sottoscrizione dell’Accordo di associazione con Bruxelles. Dopo anni di lavoro e in attesa di un cambiamento che sembrava vicino, la popolazione, in particolare quella studentesca, ha dovuto subire questo brusco dietro-front. Per gli ucraini è stato frustrante, uno shock, un passo indietro,  e le reazioni alla protesta hanno finito con l’infiammare ulteriormente il paese.

Per concludere, una considerazione: l’Ucraina non ha finora reagito, ma fin dove potrà spingersi questa resistenza passiva?
L’Ucraina ha scelto di non reagire alle provocazioni, ma non lasceremo la Crimea, nemmeno dopo il referendum (che il presidente Iatseniuk ha definito una farsa, nda) che costituisce una violazione costituzionale. Siamo ancora convinti che con la diplomazia si potrà chiudere questa crisi, il mondo è dalla nostra parte, come è avvenuto al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, in cui tredici nazioni si sono espresse a favore dell’invalidità del referendum, la Cina si è astenuta e la Russia ha votato negativamente. Riteniamo di essere dalla parte della ragione, sappiamo che non tutto il popolo russo sostiene il proprio governo in questa escalation, del resto non avevamo sistemi e strutture di difesa ai confini con la Russia, ma solo autorità doganali, perché non ritenevamo possibile arrivare a questo.

Al momento dei saluti il Console e la traduttrice ricordano più volte l’impegno dei paesi dell’Ue, della stampa, quasi a voler affidare il destino dell’Ucraina ad altre mani. Sosteneva Von Clausewitz che la guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi. In questi giorni convulsi, dove i ricordi della Guerra Fredda tornano a galla, non resta che sperare in un ritorno della politica, del dialogo tra i rappresentanti di due nazioni che ad oggi sembrano sull’orlo della guerra.

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