Il 18 maggio del 2014 in Ucraina è stata indetta ufficialmente la Giornata per i diritti del popolo tataro, e dal 2016 si annovera la Giornata della memoria delle vittime del genocidio del popolo tataro di Crimea.
Dal 18 al 20 maggio 1944 dalla Crimea dal regime sovietico sono stati deportati più di 180 mila tatari su falsa accusa del collaborazionismo con il terzo Reich.
La precedente esperienza di massiccia "pulizia etnica" in Crimea (in particolare l'espulsione dalle autorità sovietiche degli italiani nel mese di gennaio e febbraio del 1942) è stata usata da Stalin nei confronti della popolazione tatara anche subito dopo la liberazione della penisola dalle truppe sovietiche.
L'operazione di deportazione dei tartari è iniziata all’alba del 18 maggio 1944 e si è conclusa due giorni dopo. I deportati erano stati obbligati a radunarsi ed infine trasportati in camion presso la stazione ferroviaria. Coloro che resistevano o si opponevano alla partenza, venivano spesso fucilati sul posto. I deportati, prima della partenza per i Gulag sovietici, non erano nutriti oppure erano sfamati con cibo salato; alcuni deportati videro il cibo per la prima e ultima volta solo la seconda settimana del viaggio. I morti furono sepolti frettolosamente accanto alla ferrovia oppure non sepolti affatto.
Nel 1944 sono state deportate più di 185 mila persone (come è stato comunicato dal Ministero degli Interni sovietico tramite un telegramma a Stalin); inoltre tra gli anni 1945-1946 furono deportati anche circa 9 mila veterani di guerra tatari.
Durante la deportazione del maggio 1944 morirono tra il 20% (secondo gli organi ufficiali sovietici) fino al 45% della popolazione tatara (secondo le stime del movimento tataro che raccolse informazioni sui deceduti negli anni 70).
Miti propagandisti russi sulla Crimea
Mito 1 L’ubriacone di Krusciov ha regalato illegalmente nel 1954 la Crimea e Sebastopol all’Ucraina.
Non è vero - la decisione dell’annessione della Crimea, distrutta dalla guerra, all’Ucraina fu presa nel 1954 non solo da Krusciov, che era il presidente del Consiglio dei Ministri dell’epoca, ma condivisa e promossa dai più potenti collaboratori di Stalin, morto nel 1953, al vertice del partito comunista sovietico. Il decreto sull’annessione della Crimea fu firmato da Voroscilov, Presidente del Presidium del Soviet Supremo. La Crimea è stata consegnata alla Repubblica Socialista Sovietica d’Ucraina con una votazione unanime e giuridicamente impeccabile.
Mito 2 L’annessione della Crimea all’Ucraina è stato un regalo in segno di amicizia da parte del “fratello maggiore russo”.
Non è vero - si trattava di un atto necessario per una urgente ripresa economica della Crimea distrutta dalla guerra. La penisola non aveva alcun collegamento terrestre con la Russia e poteva essere rifornita solo dall’Ucraina, in particolare di energia elettrica ed di acqua. L’annessione della Crimea è avvenuta esclusivamente per motivi economici. Gli ucraini hanno trasformato la Crimea nel “centro di benessere dell’Unione Sovietica”, pubblicizzato dai film del periodo.
Mito 3 Il separatismo in Ucraina è stato provocato da un “colpo di stato” a Kiev.
Non è vero - l'operazione militare della Russia in Crimea è iniziata il 20 febbraio 2014, come indicato sulle medaglie del Ministero della Difesa russo "Per il ritorno della Crimea”. Yanukovich è rimasto presidente dell'Ucraina fino al 22 febbraio 2014, fino a quando non è scappato in Russia. L’occupazione da parte dei russi del territorio ucraino è iniziato durante la presidenza di Yanukovich, quindi non durante “un periodo di vuoto istituzionale”. Il Cremlino di proposito usa l’errata espressione “colpo di stato a Kiev” per descrivere quelle che erano state proteste pacifiche, all’inizio studentesche, e poi diffuse su tutto il territorio ucraino, contro un regime corrotto, antieuropeista e prorusso (eventi definiti poi in Ucraina “la Rivoluzione di Libertà e Dignità”).
La ragione ufficiale dell’occupazione della Crimea è la necessità di protezione degli interessi della popolazione russofona dai "nazionalisti”. Il Cremlino ha sempre iniziato così le sue guerre nel XX e XXI secolo (in particolare, in Ungheria nel 1956, in Cecoslovacchia nel 1966, in Moldova nel 1992, in Georgia nel 2008).
Mito 4 In Crimea non c’è nessun soldato russo. Sono gli abitanti del posto che difendono la Crimea. (Putin, 4 Marzo 2014 durante una conferenza stampa)
Non è vero - anche se il Cremlino per più di un anno non ha voluto ammettere ufficialmente la presenza di truppe russe in Crimea. A Mosca, si diceva che si trattava del “movimento di autodifesa della Crimea” che aveva sottratto le armi ai militari ucraini e che le uniformi utilizzate erano state acquistate nei negozi specializzati. Fino al 2015, anno dell’uscita del film “Crimea. Il ritorno a casa", in cui Putin dichiara con orgoglio che è stato lui stesso ad ordinare al Ministero della Difesa "per rafforzare e tutelare le nostre strutture militari in Crimea” la spedizione delle forze speciali e di truppe di sbarc con lo scopo di bloccare e disarmare i militari ucraini in Crima. Putin, quindi, ammette inconsapevolmente, che non si tratta di una "crisi ucraina", ma di un attacco armato alla Crimea e all’Est ucraino; ciò che molti dei suoi sostenitori in Occidente ancora negano.
Mito 5 L’annessione della Crimea alla Russia è avvenuta legalmente attraverso un referendum.
Non è vero - il cosiddetto "referendum" è stato una necessità del Cremlino per legittimare l'occupazione e per annettere la Crimea e la città di Sebastopol alla Russia. La decisione di indire un referendum è stata presa da Mosca in seguito all’inizio dell'azione militare russa in Crimea, in violazione della legislazione ucraina che non prevede referendum locali per modificare i confini. Il referendum si è svolto con la presenza massiccia di truppe russe mentre il parlamento della Crimea era circondato da forze speciali russe. Durante il pseudo-referendum erano operativi nella Crimea solo i canali radio e tv di propaganda russa. Il risultato del referendum è stato truccato (ad esempio, a Sebastopol sono stati dichiarati 474.137 votanti - mentre la popolazione della città non superava i 385.000 abitanti, compresi i minorenni). Le autorità russe hanno cercato di dare al loro referendum e alle loro azioni criminali una parvenza di legalità e di nascondere la verità alla comunità internazionale.
Mito 6 Nel 2014 i russi in Crimea erano sotto minaccia di genocidio. La Russia si è comportata in Crimea come l'Occidente nel Kosovo.
Non è vero - si tratta di una notizia falsa, diffusa dai canali televisivi di propaganda russa come “Russia Today” e "Primo canale". In realtà, le discriminazioni nei confronti dei residenti della Crimea hanno avuto inizio con l’arrivo dei militari russi, come è stato più volte affermato dalla Commissione per i Diritti Umani delle Nazioni Unite. Dal 2014 per il governo russo è diventata prassi perseguire i tatari e le altre minoranze in Crimea con false accuse riguardanti la presunta attività terroristica o la violazione d’integrità territoriale della Russia.
Falso è anche affermare che ciò che la Russia ha fatto in Crimea sia uguale a quanto i paesi occidentali abbiano fatto nel Kosovo. In Kosovo era chiara la minaccia di genocidio; infatti, Milosevic aveva dimostrato la sua volontà di uccidere migliaia di persone. In Crimea, prima dell’occupazione russa, non si poteva parlare di alcuna minaccia nei confronti di etnie locali ed in particolare nei confronti dei russofoni. Il caso della Crimea e del Kosovo dunque differiscono radicalmente.
Mito 7 Le truppe russe si trovavano in Crimea legalmente.
Non è vero - la presenza di basi militari russe era legale e prevista dall'accordo stabilito a suo tempo tra Mosca e Kiev finché questo fosse stato rispettato. Nel mese di febbraio e marzo del 2014 le truppe russe in Crimea hanno bloccato le istituzioni statali, i porti ucraini e le strutture militari. Si è trattato di una chiara violazione dell’accordo bilaterale e di una vera e propria occupazione della Crimea, seguita da atti di violenza vietati dalla Carta delle Nazioni Unite. La dichiarazione delle Nazioni Unite del 1974 stabilisce che un’aggressione si verifica anche quando le truppe straniere, dislocate sul territorio di uno Stato sovrano, con il consenso di quest’ultimo, agiscono contrariamente agli accordi sulla loro permanenza. Il Cremlino non solo ha violato l'accordo con l'Ucraina, ma con le sue azioni ha dato vita all’invasione militare ed al sequestro della penisola di Crimea; tutto ciò è un classico esempio di un attacco armato.
Mito 8 L'annessione della Crimea alla Russia nella primavera del 2014, è avvenuta senza spargimento di sangue.
Non è vero - per molte famiglie ucraine, purtroppo, non è stato così; con l’entrata dei militari russi in Crimea molti cittadini sono scomparsi o sono stati uccisi.
L’invasione della Crimea ucraina da parte della Russia
Intorno al 20 di febbraio del 2014, in Crimea comparvero i primi militari non identificabili, denominati successivamente "omini verdi".
A Mosca, si diceva che si trattava del “movimento di autodifesa di Crimea”, che aveva “tolto le armi all’Esercito ucraino” ed aveva “acquistato le uniforme nei negozi di articoli militari”. La propaganda russa iniziò attivamente a parlare della “necessità di proteggere i russofoni in Ucraina”, trovatisi secondo il Cremlino “sotto attacco”.
Nascondere la verità è stato difficile: l'occupazione della Crimea è stata effettuata da truppe russe.
Il 21 Marzo 2014 il Ministero della Difesa russo ha coniato ed il 24 marzo ha assegnato le prime medaglie "Per il ritorno della Crimea". Le date di inizio e fine dell’operazione militare indicate sulla medaglia sono il 20 febbraio e il 18 marzo 2014.
Solo nel 2015 nel documentario “Crimea. Il ritorno a casa", Vladimir Putin dichiara con orgoglio che aveva ordinato al Ministero della Difesa russo la spedizione delle forze armate speciali in Crimea per bloccare e disarmare i militari ucraini.
Nel mese di giugno del 2016 a Simferopol, le autorità di occupazione hanno innalzato un monumento ai militari russi che occuparono la Crimea.
Cronaca delle azioni sleali della Russia in Crimea
- 20 febbraio - data di inizio dell’operazione militare russa in Crimea.
- la notte del 26 febbraio, i cosiddetti "omini verdi" hanno occupato gli edifici del parlamento e del governo della Repubblica Autonoma di Crimea e su questi hanno apposto la bandiera della Federazione Russa.
- la mattina del 27 febbraio tutti i media del mondo mostravano le immagini dei deputati del Parlamento di Crimea che, sotto minaccia armata, venivano convocati ad una riunione straordinaria per eleggere come nuovo «primo ministro» Sergei Aksenov, di fama criminale, e per indire il «referendum» sull'adesione della Crimea alla Russia.
- l’1 marzo, l’auto-proclamato "capo del Consiglio dei ministri di Crimea" Aksenov ha chiesto aiuto a Putin per «garantire pace e tranquillità» sul territorio della penisola.
- l’1 marzo, Putin ha inviato alla Duma la proposta di introdurre truppe russe sul territorio ucraino.
- l’1 marzo, entrambe le camere della Duma hanno votato a favore dell’intervento delle truppe russe in Ucraina ed in Crimea in particolare.
- il 4 marzo, Putin dichiarò ai giornalisti che le truppe russe in Crimea avrebbero cercato di farsi scudo di donne e bambini ucraini per vedere se l’Esercito ucraino avesse osato attaccare i propri cittadini.
- Il 6 marzo, il parlamento di Crimea, condizionato dalla presenza militare russa e incorrendo in un evidente abuso di potere, indisse il referendum sull’indipendenza della Crimea con cui si violò il principio di integrità territoriale dell'Ucraina.
- Il 16 marzo, si è tenuto il cosiddetto "referendum", attraverso il quale il Cremlino ha cercato di legittimare l’occupazione del territorio della Crimea.
- Il 18 marzo, a Mosca, veniva firmato il Trattato per l’annessione della Repubblica di Crimea alla Russia.
- Il 20 marzo, il Trattato veniva ratificato dalla Duma (un solo deputato si è opposto) e il 21 marzo entrava in vigore.
- l’11 aprile, con le modifiche apportate alla costituzione russa, la Crimea e la città di Sebastopol sono state annesse illegalmente alla Russia.
La Crimea oggi
La Crimea che prima dell’occupazione russa vantava più di sei milioni di turisti ogni anno, dal 2014 viene gestita dalle autorità d’occupazione come una immensa base militare: secondo i dati disponibili, ci sono oggi più di quarantamila militari russi dislocati nella penisola.
Non solo. La Crimea è diventata una terra di illegalità dove regnano i metodi brutali della polizia, arresti immotivati, perquisizioni arbitrarie anche nei luoghi di culto. Le autorità di occupazione stanno forzosamente “russificando” questa regione cercando di azzerarne le radici culturali ed etniche, sopprimendo l’uso della lingua ucraina e tatara, perseguitando con arresti e processi sommari chi si oppone, costringendo molti ad abbandonare terre abitate da generazioni.
Il mondo democratico e l’aggressione militare russa contro l’Ucraina
Nel 2014 dall’Unione Europea in seguito all’occupazione illegale russa del Donbas e della Crimea, entrambe regioni ucraine, sono state imposte sanzioni alla Russia, prolungare successivamente e valide anche alla data di oggi. Perché i motivi che hanno dettato tale scelta in questi anni non sono venuti meno, anzi.
Alla capillare campagna di disinformazione russa per la revoca delle sanzioni, è quindi fondamentale che la comunità internazionale risponda con la necessaria compattezza: esse non saranno cancellate finché la Russia non cesserà gli scontri e si ritirerà dalla Crimea e dalle città ucraine di Donetsk e Luhansk.
Del resto non può sfuggire che alla soluzione del conflitto nel Donbas e alla disocupazione della Crimea è legato in modo indissolubile lo stesso futuro democratico dell’Europa. E che esso dipenderà dalla fermezza con cui le capitali europee sapranno opporsi all'aggressività di Mosca.
La pace, insomma, che Europa ed Ucraina hanno celebrato nel 75° anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale con il motto “Never again”, “Mai più”. Nelle stesse ore nelle strade di Mosca veniva invece scandito lo slogan “Mozhem povtorit”, “Possiamo rifarlo”.
Impossibile non pensare all’aggressione russa all’Ucraina e alla necessità di portare Mosca al tavolo del negoziato. Perché la guerra russa contro l’Ucraina nel Donbass e l’occupazione della Crimea ormai durano più di quanto è durata la Seconda Guerra Mondiale. E perché l’Europa, la pace e la democrazia non possono permettersi esitazioni o passi indietro.